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domenica 25 settembre 2011

Enigmi Alieni - gli indizi


Occupiamoci, con questo video, un po' di clipeologia, cioè quella parte della scienza non ufficiale che si occupa di trovare delle corrispondenza fra ritrovamenti archeologici anomali e quella teoria che vuole la terra essere stata visitata in tempi remoti da entità extraterrestri, logicamente scambiati per dei e divinità. E testimonianze a sostegno di tale tesi non mancano, anzi....!

domenica 4 settembre 2011

Altre voci: Quelle strane voci che sentono i bambini

I medici: non sempre è una malattia

SAVONA - Antinea ha sentito per la prima volta la voce quando aveva quattro anni: «Non mi sono spaventata. Mi è sembrato normale. Forse credevo che succedesse anche agli altri bambini. Io ho il doppio dono». Il doppio dono significa che Antinea (è uno pseudonimo) oltre a sentire le voci vede chi le sta parlando: «All' inizio - dice - quando avevo quattro anni era un piccolo uomo, alto così» e con il pollice e l' indice delimita uno spazio di pochi centimetri. «Poi - continua - è cresciuto e ne sono venuti altri». Per vent' anni Antinea non ha detto a nessuno di sentire le voci, poi ha dovuto cercare aiuto «mi sopraffacevano, parlavano in continuazione, non mi lasciavano dormire». Lo racconta, questa graziosa ragazza, nel bar del campus universitario di Savona dove da due giorni sono per la prima volta in Italia a convegno, provenienti da tutte le parti del mondo, da ventidue Paesi compresa l' Australia, «uditori di voci» e operatori sanitari. Psichiatri, psicologi, che si confrontano con queste ragazze, ragazzi, uomini e donne che sentono parlare nella loro testa o al di fuori (ci sono voci che vengono dalla pancia, dal petto, altre che arrivano al tuo orecchio, dall' esterno), sono terapeuti che ascoltano e soprattutto, dice Marcello Macario, responsabile del centro di salute mentale di Carcare e organizzatore del meeting, cercano di trovare percorsi che consentano non di «uccidere» le voci ma di vivere meglio, anche con queste «presenze». «Le voci - dice Rufus May, psicologo - sono dei messaggeri. Come dite voi italiani: ambasciator non porta pena, giusto? Non si uccidono gli ambasciatori». Rufus May è stato, a vent' anni, un «uditore di voci». Come Eleanor, diventata psicologa a sua volta. In questo campus soprattutto si raccontano le proprie esperienze dirette. Sandra Escher, olandese, parla invece dei bambini che sentono voci con un approccio di grande serenità: prima di tutto, dice, rivolta ai genitori, non bisogna spaventarsi, non bisogna gridare alla malattia mentale, stressare il bambino. La percentuale di bambini che hanno questa esperienza - sentire voci - stupisce: intorno al 9 per cento, dicono alcune ricerche. Nella maggioranza queste voci se ne vanno (il 60 per cento del campione della ricerca ha smesso di udirle entro tre anni). Per una parte di bambini rappresentano un problema più grave, spesso le voci sono legate a un trauma e possono essere «cattive», aggressive o persecutorie, ma possono essere anche «buone», diventare una sorta di difesa, di auto-aiuto in situazioni difficili. Da dove vengono le voci che sentono i bambini? Le loro risposte: da un pupazzo di peluche, dalla televisione, dal computer, dalla finestra, oppure passano attraverso i muri, sono le voci di un fantasma, di un alieno o meno fantasiosamente (ma forse più spaventose) di uno zio, del padre o, racconta un bambino, del nonno morto che gli rimboccava le coperte ogni sera, o di una persona sconosciuta a cui talvolta si dà un nome e talvolta no. Le voci sono un fenomeno diverso dall' amico immaginario, anche se in qualche modo lo ricordano. Le voci non sono mai la «tua» voce, ma quella di un altro, uomo, donna, bambino. Come fanno i bambini a dire che a parlare nella loro testa non è la loro voce? «È sicuramente di qualcun altro perché io non direi cose così stupide» è la risposta di un ragazzino, e Marja «Sento due voci, non ci possono essere due voci della stessa persona che parlano insieme». Il problema con le voci, girando per questo campus da un dibattito all' altro, è tenerle a bada, non lasciarsi prevaricare. Possono essere minacciose, prevaricatorie. C., ad esempio, racconta ancora con angoscia l' esperienza della prima volta che ha sentito la voce e di come questa gli ha detto «ammazzati» finché si è gettato dalla finestra. I bambini, dice Sandra Escher, possono affrontare le proprie voci e non farsi spaventare né dalle voci né da chi, sapendo quello che sta accadendo, tende a spaventarli. «Ci sono bambini - dice una mamma - che non vogliono abbandonare le loro voci. Gli mancano. Sono voci buone». Voci che danno consigli, o che consolano. «Ora - dice Antinea - non le sento più da un po' di tempo. E sto bene. Ma se tornassero starei bene lo stesso, so come affrontarle. È un lavoro interiore». Antinea ha iniziato a studiare per aiutare bambini che, come lei, sentono sussurrare. Erika Dellacasa RIPRODUZIONE RISERVATA **** Tipologie e caratteristiche 1 Rumori, visioni e versi di animali C' è chi sente le voci e vede anche la persona che parla: se stessi, genitori o conoscenti. A volte si sentono rumori, passi o versi di animali 2 Ordini, critiche e autolesionismo Possono essere prevaricatrici, invadenti e aggressive. Denigrare il bimbo e dare ordini sgraditi, fino all' autolesionismo 3 Una o tante insieme che «litigano» tra loro Si può udire una sola voce o più voci. In alcuni casi le voci (una buona e una cattiva) entrano in contrasto fra di loro, «litigano» 4 L' esordio è «positivo» poi arriva la paura All' inizio sono positive perché sembrano dare buoni consigli ma, in realtà, possono essere ambigue e accrescere l' insicurezza **** Il film «Il sesto senso» (foto Omega) è un thriller paranormale e psicologico (1999) diretto da Night Shyamalan. Protagonista è un bambino disturbato da visioni: vede i morti. Lo aiuta un famoso psichiatra infantile, interpretato da Bruce Willis, che in un momento difficile della sua vita si prende a cuore il caso e fa con lui amicizia. **** 9 Per cento I bambini sotto gli 8 anni che sentono delle voci. La maggior parte non le trova quasi mai inquietanti **** 60 Per cento I bambini che a tre anni dalla prima «comparsa» delle voci hanno completamente superato il problema
Dellacasa Erika

domenica 28 agosto 2011

Sperimentare con EVPMaker- Le c.d. "Voci paranormali"




La sigla EVP sta per i cosiddetti Electronic Voice Phoenomena. Per farla breve sono quelle voci registrate dai ghost hunter con sofisticate apparecchiature audio negli eventuali luoghi che loro ritengono essere infestati. Anche se hanno origini un po' più lontane nel tempo e negli intenti.   Se siete dei neofiti nel campo e vi intererssa l'argomento, oltre a consigliarvi vivamente di approfondirne la storia e la continua evoluzione degli strumenti e delle tecniche di ricerca,  oggi vi propongo un software del tutto free per potervi mettere alla ricerca di queste voci!! 

Il software è di semplice utilizzo e può funzionare in 2 modi: il primo sarebbe quello di portare con voi il vostro laptop dotato magari di microfono incorporato e lasciare il programma a registrare, il secondo (che consiglio vivamente a tutti) è quello di lasciare un registratore portatile digitale nel luogo di cui vi state interessando e poi passare la traccia wave nel programma. 
Per analizzare il file audio registrato EVP maker dispone di vari filtri audio basati tavolta su sequenze matematiche di numeri, pensate ad esempio alla sequenza di fibonacci (0,1,2,3,5,8 ecc...) oppure su distorsioni,equazioni frattali, inversioni e rallentamento dei suoni potendo anche aggiungere vari effetti quali echo. Dispone anche della possibilità di generare l'algoritmo di ricerca tramite porta parallela della stampante oppure tramite internet scaricando da un server algoritmi random di ricerca. 
E' poi presente una Feedback Window che durante l'esecuzione della traccia audio visualizza i simboli dell font wingdings di windows per cercare di carpire un'eventuale schema di comunicazione.

EVPMaker è un software che in pratica simula le funzioni del Frank’s Box o anche chiamato Ghost Box. Il programma funziona sotto Windows (se avete un Mac come il sottoscritto scaricate Virtual Box ed installateci una versione di Windows regolarmente acquistata) ed è assolutamente semplice da far funzionare. Voglio dare un po di sostanza all’argomento, perché credo sia importante portare alla luce un paio di documenti e siti per quanto riguarda il fenomeno degli EVP e dell’ITC. 
A Bologna ha sede un’associazione, “Il Laboratorio” che si occupa di tutta una serie di fenomeni paranormali, tra i quali, appunto, gli EVP. Nel 2005 Marcello Bacci, un illustre associato dell’associazione, ha condotto uno straordinario esperimento, che è stato documentato in diversi siti, tra i quali il sito che riguarda proprio lo stesso ricercatore.
MarcelloBacci.it è il sito nel quale è documentato l’esperimento di 6 anni fa che vi consiglio di leggere accuratamente.
Primo passo:
Considero ovvio il fatto che dobbiate scaricare il programma ed installarlo, il passo successivo è recuperare una radio che abbia un ingresso per le cuffie (abbastanza comune da trovare in casa). Sintonizzatevi un una stazione che non proponga musica (GR Parlamento per esempio), prendete un cavo e collegate la radio al “line in” del computer, lanciate un programma come Audacity o se lo avete Audition ed incominciate a registrare. Salvate il file in .wav 16bit e non oltre, altrimenti il programma non lo legge. Tempo consigliato 10 minuti.
Secondo passo:
Lanciate l’applicazione e caricate il file appena registrato, cliccate il pulsante “Make EVP”e siete pronti per provare. Potete modificare i settaggi di default, aumentate il tempo minimo degli spezzoni generati randomicamente ed avventuratevi nell’esplorazione delle funzioni, che in realtà sono abbastanza semplici anche se il programma è in Inglese e voi non conoscete molto bene la lingua.
Sperimentate!
Non c’è una regola, presentatevi e parlate sempre con il massimo rispetto, fate domande mirate e registrate con qualsiasi programma vogliate l’audio per poi analizzarlo successivamente. Potete anche usare un paio di casse ed un registratore esterno.
Non è certo un metodo per una comunicazione immediata, scegliete diversi file registrati in tempi differenti ed anche da radio differenti, provate a registrare la vostra voce che legge, per esempio, un capitolo di un libro o un articolo di giornale, in sostanza fate delle prove e non aspettatevi comunicazioni cristalline ed in breve tempo.

giovedì 28 luglio 2011

La mente umana possiede il linguaggio dalla nascita

La mente umana possiede il linguaggio dalla nascitaChomsky aveva ragione: la facoltà di comunicare è innata. La nostra mente è infatti “programmata” ad apprendere il linguaggio poiché, fin da prima della nascita, conosce le regole sintattiche che ne sono alla base. È quanto affermano i ricercatori della Johns Hopkins University di Baltimora (Usa), guidati da Jennifer Culbertson, che hanno condotto uno studio volto a scoprire se il noto teorico americano ci avesse, effettivamente, “visto giusto”.
Nel corso dell’esperimento, gli studiosi hanno chiesto a due gruppi di soggetti adulti di lingua inglese, di giocare con un videogame che aveva per protagonista un piccolo alieno di nome Glermi, il quale cercava di insegnare agli utenti la propria lingua, chiamata Verblog. Nel primo caso, l’extraterrestre associava al nome di un oggetto una serie di aggettivi che, nelle lingue conosciute, non vengono mai accostati, mentre nel secondo caso le parole seguivano l’ordine sintattico tipico dei linguaggi umani.
Al termine dell’esperimento, è emerso che i partecipanti appartenenti al primo gruppo trovavano molta più difficoltà a comprendere cosa stesse accadendo sullo schermo rispetto agli altri. Secondo gli esperti, ciò dimostra che, proprio come aveva affermato Noam Chomsky cinquant’anni fa, la nostra mente conosce in modo innato le regole che sono alla base dei diversi linguaggi: è questo il motivo per cui i bambini riescono ad apprenderli con tanta facilità. Quando si tratta, invece, di dover imparare una lingua “aliena”, fondata cioé su un ordine sintattico differente, il cervello umano trova estrema difficoltà a decifrare ciò che osserva.
“Il nostro studio suggerisce che l’acquisizione del linguaggio ‘alieno’ è stata resa più semplice dalla conoscenza, dai parte dei soggetti, di alcune importanti regole che sono alla base dei diversi linguaggi umani”, spiega Culbertson

venerdì 31 dicembre 2010

Chiesa del Gesù nuovo, svelato il mistero Musica scolpita nella facciata























di Pietro Treccagnoli
NAPOLI (28 dicembre 2010) - 

Il Gesù Nuovo non è solo un capolavoro dell’arte barocca che nei secoli ha sedotto studiosi e viaggiatori. Non è solo il tempio di una fede che da controriformistica si è trasformata in schietta devozione popolare. Non è neanche solo una cartolina di Napoli che, anni fa, finì sul retro 
delle diecimila lire. Non è nemmeno il semplice contraltare dell’ascetico e gotico monastero di Santa Chiara. È questo, ma è anche un pentagramma a cielo aperto, con una musica scolpita nella facciata e finalmente decifrata da uno storico dell’arte, Vincenzo De Pasquale, 55 anni, con la 
passione per il misterioso Rinascimento napoletano, quello vero e non quello posticcio dell’ultimo quindicennio.


La sua indagine, cominciata nel 2005, insieme a Salvatore Onorato che l’ha aiutato nei sopralluoghi, assomiglia, ma senza i delitti connessi, a quella del «Codice da Vinci» e spazia dall’ Italia all’Ungheria, dal cuore sacro di Napoli ai trompe-l’oeil rococò di Eger, cittadina magiara quasi 
ai confini con l’Ucraina. La scoperta ha del clamoroso. In breve, i segni che sono 
incisi sul bugnato della facciata del Gesù Nuovo non sono altro che la partitura di un concerto per strumenti a plettro (mandole e affini).Infatti a osservare bene le pietre nere vulcaniche si scoprono dei segni di circa dieci centimetri. «Finora si è pensato che fossero i simboli delle diverse cave di piperno dalle quali provenivano» spiega De Pasquale, mostrando un largo foglio che riproduce pietra per pietra la facciata della chiesa.


«Sono invece delle lettere aramaiche. L’aramaico era la lingua parlata da Gesù. Sono solo sette segni e ognuno corrisponde a una delle note». Lette in sequenza da destra a sinistra, guardando la chiesa, dall’edificio del liceo pedagogico Fonseca a quello del liceo classico Genovesi, e dal basso 
verso l’altro, le incisioni, tradotte in note, compongono una musica della durata di quasi tre quarti d’ora. Sul significato delle scritte sulle bugne, in passato, ci sono state diverse interpretazioni che puntavano sull’occulto, immaginando segreti che i maestri pipernai si trasmettevano oralmente. Qualcosa che riguardava l’alchimia. Sarebbero servite a convogliare le energie positive dall’esterno all’interno dell’edificio. Un’interpretazione tipicamente rinascimentale che trascinava con sé una leggenda.



L’imperizia degli operai che lavorarono alla realizzazione delle bugne a punta di diamante avrebbe fatto collocare le pietre in modo scorretto. Per questo le energie positive si sarebbero trasformate in negative, attirando sul palazzo numerose sciagure (l’ultima, durante la seconda guerra mondiale, con la caduta di una bomba proprio sul soffitto della navata che però, miracolosamente, non esplose). Qualcosa non quadrava nell’ interpretazione esoterica dei simboli. E un motivo c’era. Non si trattava di magia, ma più semplicemente e profanamente di musica, sebbene travestita in lettere semitiche e legata alla filosofia di ascendenza pitagorica che ha da sempre cercato l’armonia degli astri. L’attuale chiesa insiste su un palazzo civile, privato, completato nel 1470 da Novello da San Lucano, per i potenti Sanseverino. 
Fu confiscato da Pedro di Toledo, nel 1547, perché la nobile famiglia appoggiò la rivolta popolare contro l’Inquisizione, e fu donato ai gesuiti che conservarono con poche variazioni la facciata civile, rendendo unica la basilica. L’uso di segni che componevano una musica non era inusuale negli anni del tardo umanesimo.


«Gli stessi Sanseverino» racconta De Pasquale «fecero incidere dei simboli musicali nel loro palazzo a Lauro di Nola e un codice armonico misterioso è sulla facciata di palazzo Farnese a Roma».
Ma come mai s’era persa la memoria delle «note aramaiche»? De Pasquale l’attribuisce alla Controriforma che definì nuove e rigide norme per la pittura e per l’arte in genere, cancellando a 
poco a poco le tracce di originalità terrene che collidessero con le verità trascendenti del cattolicesimo tridentino. E i gesuiti furono i baluardi della nuova catechesi. Ironia della sorte, ad aiutare De Pasquale nella soluzione del problema è stato proprio un padre gesuita ungherese, Csar Dors, della lontana Eger, esperto di aramaico.


Ma il grosso l’ha fatto un musicologo, sempre magiaro, Lòrànt Réz, amico dello storico napoletano. «Proprio ad Eger, davanti a un piatto di gulasch e un bicchiere di tokai» racconta il Robert Langdon nostrano «Lòrànt cominciò a far concordare lettere e note, abbozzando lo spartito, scrivendolo sul retro del menù di un ristorante».


Il concerto è stato intitolato «Enigma», ed è stato trascritto per organo, invece che per strumenti a plettro. «È musica rinascimentale che segue i canoni gregoriani» aggiunge De Pasquale che, per darne, un’idea, ne fa ascoltare una registrazione sul telefonino. Il suo sogno è quello di eseguirla 
in pubblico proprio al Gesù Nuovo, restituendo a Napoli un frammento della sua storia infinita.

venerdì 19 novembre 2010

Predire il futuro è possibile: lo dice la scienza




E' possibile predire il futuro. A dirlo non è un manipolo di chiaroveggenti e fattucchiere, ma un gruppo di scienziati della Cornell University di Ithaca, nello Stato di New York, in un articolo intitolato 'Feeling The Future', che verrà pubblicato prossimamente sul Journal of Personality and Social Psychology.
Si tratta del primo studio scientifico sui fenomeni paranormali ad aver avuto un netto riscontro in ambito empirico. Insomma, la parapsicologia del "me lo sentivo" o "sapevo che sarebbe successo", viene accolta per la prima volta sulle pagine della più nota rivista di psicologia dell'American Psychological Association. 
Ciò che dunque fino a ieri era stato bollato dalla scienza come un insieme di pure suggestioni, trova oggi il suo (lontano) perchè in un lunghissimo studio (otto anni di indagini) condotto dal professor Daryl Bem, il quale, secondo quanto si apprende, pare abbia raccolto una "massa critica di dati" sufficiente a contrastare le obiezioni dei revisori che avrebbero passato al setaccio il suo lavoro.
Il fattore 'psi'. Il termine chiave con cui psicologi e altri studiosi si riferiscono a fenomeni inspiegabili è il fattore 'psi'. Con questa lettera greca "vengono indicati tutti quei processi anomali di trasferimento di energie e informazioni che non hanno una spiegazione fisica o biologica". Tra questi, la telepatia, la chiaroveggenza, la psicocinesi (ovvero l'influenza apparente di pensieri e intenzioni su processi reali indipendenti), la precognizione e la premonizione di eventi futuri.
Fenomeni a cui la stragrande maggioranza del mondo accademico, tuttavia, non crede affatto. Anche se la fama e la notorietà dello psicologo statunitense (stimato a livello internazionale per i suoi lavori sulla percezione del sé, ndr) sembra aver lasciato attoniti anche i più ferventi oppositori.

Prevedere il futuro. Per riuscire a dimostrare l'esistenza di una 'specie di relazione' tra eventi che devono ancora accadere e le decisioni che prendiamo nella vita quotidiana, lo psicologo ha esaminato oltre mille studenti, sottoponendoli a nove esperimenti. A rendere nuovo l'approccio, l'idea di prendere in considerazione fenomeni comuni, invertendone però l'ordine logico-temporale.
In altre parole, ciò che di solito viene interpretato come la causa di un comportamento, nei test di Bem è stato mostrato o raccontato solo dopo il verificarsi dell'evento stesso. I risultati - considerati statisticamente rilevanti in otto casi su nove - hanno mostrato che i processi analizzati "funzionano anche se la causa arriva dopo la scelta, come se le nostre azioni - spiega il docente nel suo articolo -fossero il frutto di qualcosa che deve ancora avvenire".

Sperimentare la premonizione. In uno di questi esperimenti, ad esempio, Bem ha testato un fenomeno psicologico studiato a lungo: il priming affettivo. Nello scenario classico una persona, dopo aver osservato un parola su uno schermo, deve giudicare nel più breve tempo possibile se un'immagine è piacevole o meno. E' stato notato che se la parola che precede l'immagine ha un significato inverso rispetto alla figura (ad esempio, l'aggettivo 'brutto' e un disegno piacevole) le persone impiegano più tempo a rispondere.
Il ricercatore americano ha dunque invertito la prassi dell'esperimento: i partecipanti vedevano l'immagine e dovevano esprimere un giudizio prima di leggere. Così, stranamente, anche in questo caso, quando la parola aveva un significato opposto, i soggetti impiegavano più tempo ad esprimere un giudizio. Allo stesso modo, Bem ha anche testato altri effetti psicologici come l'attrazione verso cose piacevoli, l'istinto ad allontanarsi dai pericoli, la facilità con cui si richiamano parole e oggetti già visti: in tutti i casi ha invertito l'ordine temporale, ottenendo sempre la conferma della retroattività della causa.

Fisica o evoluzione? Riguardo le origini di questa capacità, lo psicologo non ha dubbi: "Una volta apparsa, psi è stata selezionata positivamente per gli indiscussi vantaggi che porta con sé". Ma come giustificare tali fenomeni? Su questo Bem mette le mani avanti: "Spesso nella scienza i dati empirici arrivano quando le spiegazioni non sono state ancora neanche immaginate e che varie altre teorie ritenute impossibili si sono poi rivelate vere". Ad esempio "la meccanica quantistica: all'inizio - ricorda lo specialista - anch'essa fu oggetto di numerosissime critiche, eppure oggi è la teoria su cui poggia gran parte della fisica moderna"

Le reazioni. Intanto, com'era prevedibile, lo studio ha suscitato un certo clamore tra gli esperti. A passarlo al vaglio è stato un team di quattro revisori, che pur avendo suggerito delle modifiche non hanno riscontrato alcuna incongruenza di fondo. "Personalmente, credo che tutto ciò sia ridicolo e non possa essere vero - scrive su Psychology Today Joachim Krueger, psicologo della Brown University (Providence) - tuttavia dal punto di vista della metodologia e di come è sono stati disegnati gli esperimenti, lo studio è inattaccabile".
Charles Judd, responsabile editoriale della pubblicazione sul Journal, ha fatto sapere che l'articolo sarà accompagnato da un editoriale che solleverà dei dubbi. "La speranza - ha precisato - è che altri studiosi colgano la sfida e provino a replicare questi risultati".