Cerca nel blog o nel web

giovedì 28 ottobre 2010

Leggere il pensiero non è impossibile


Leggere il pensiero è sempre stato considerato al limite del paranormale, una capacità misteriosa. Ma non impossibile. Ne sono coinvinti alcuni studiosi del California Institute of Technology di Pasadena, che richiamandosi ad uno studio precedente, svolto dal neuroscienziato Christof Koch 5 anni fa, sono riusciti nell'impresa. 
Avevamo già parlato di un computer in grado di farlo, e che grazie a questa sua capacità, aiutava le persone affette da patologie che inibiscono la parola, a comunicare con il mondo esterno.
Ma questa volta i ricercatori hanno messo a punto un sistema grazie al quale individui perfettamente normali sono riusciti a modificare alcune immagini su un computer utilizzando solo la forza del pensiero.
Niente di magico. Gli studiosi si sono solo 'limitati' a decodificare i segnali di trasmissione del pensiero, più banalmente i neuroni al lavoro nel cervello, e a fare in modo che questi si accendessero o spegnessero in base alla volontà della persona.
Preliminarmente, i ricercatori hanno posto alcune domande ai pazienti sui loro gusti: “Volevamo sapere - spiega Moran Cerf, uno degli autori dello studio, pubblicato su Nature -le loro preferenze musicali, ma anche televisive e sportive”.
Attraverso le risposte, è stato poi preparato un set di 100 immagini per ciascun paziente, che rappresentava le cose che amava di più. Le immagini selezionate erano quelle che attivavano di più i neuroni, e utilizzandolo è stato creato una sorta di videogioco: i pazienti dovevano osservare un'immagine al computer composta al 50% da una delle cose preferite e al 50% da un'altra 'di disturbo'. Il loro compito era cercare di far prevalere l'immagine preferita attivando il neurone corrispondente.
Gli studiosi hanno registrato un buon 70% dei casi di riuscita. “Ogni paziente ha trovato il proprio metodo – hanno spiegato - qualcuno ripeteva più volte il nome del personaggio, ad altri invece bastava pensarci intensamente, ma tutti sono riusciti nel test”.
Gli studi sull’attività cerebrale non sono certo una novità. Le funzioni della prima corteccia celebrare visiva, chiamata anche V1, furono scoperte all’inizio del XX secolo, quando ci si accorse che la parziale cecità riscontrata da alcuni soldati era da correlare alle ferite di proiettile riportate alla parte posteriore della testa. Successivi esperimenti sui roditori dimostrarono che l’aspetto degli oggetti che vediamo è replicato nella corteccia V1. Fu però negli anni ’90 che gli scienziati riuscirono a localizzare in maniera non invasiva queste rappresentazioni negli esseri umani.
Adesso, come registrare ciò che i nostri occhi vedono e il nostro cervello percepisce? Ladecodifica neurale (più banalmente, lettura del pensiero) avviene in più fasi. Prima di tutto uno scanner cerebrale registra i flussi sanguigni nel cervello di una persona a cui intanto viene mostrata una lunga serie di immagini. In un secondo momento un computer analizza l’attività del cervello davanti a ogni singola immagine, confrontando le reazioni cerebrali a dettagli come la forma e il colore delle immagini. Infine il computer stabilisce un modello che può poi utilizzare per identificare e ricostruire quasi ogni oggetto che la persona vede senza prima analizzare l’oggetto.
Quali possono essere le applicazioni delle macchine di decodifica neurale? Aiutare i medici nello studio di pazienti con disturbi cognitivi, allucinazioni o stress post-traumatici. Oppure esplorare la memoria dei sospettati giudiziari, determinando così la veridicità delle loro testimonianze.
E c’è persino chi guarda con preoccupazione gli sviluppi di queste ricerche, temendo che in futuro possano portare a gravi abusi praticati da pericoli spioni.

Nessun commento: